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Le case per ferie rischiano di sparire? SECONDA PARTE

Le case per ferie rischiano di sparire 2 - Luca Baiosto

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No profit = gratis?

L’esercizio di una attività commerciale nell’ambito del no-profit – in questo caso turistico ricettiva – soffre purtroppo di un grande pregiudizio. Questo settore infatti è oggetto di uno strisciante sospetto di “concorrenza sleale”, specie da parte delle categorie ricettive che contano numeri importanti, e più potenti a livello politico. Questo avviene a causa della questione dell’esenzione IMU (che è questione molto complessa, e comunque distante anni luce dalla “leggenda nera” che aleggia sul patrimonio immobiliare degli enti ecclesiastici) e di altri supposti benefici. Dalla penna e dalle labbra di sedicenti esperti leggiamo ed udiamo ciclicamente frasi come “loro non pagano l’affitto”, che fanno riecheggiare il trito slogan “la proprietà è un furto”. Non vale forse lo stesso per tante altre realtà del mondo ricettivo?

Abbattere i pregiudizi

Raramente invece ci si pone il problema di osservare a fondo cosa veramente queste strutture ricettive siano e quali ricadute sociali  abbia la loro attività. Anzitutto, per chiarire un equivoco, occorre distinguere tra “assenza di fine lucrativo” e “gratuità”. Nel sentire comune, influenzato dalla superficialità dovuta alla rapidità del flusso delle informazioni, purtroppo si identifica l’essere ente senza scopo di lucro con il dovere di portare avanti attività economiche senza chiedere un corrispettivo. Questa affermazione, chiaramente, non ha alcun fondamento né logico né tanto meno pratico. Spesso però ci si rifà a questa idea quando si tocca questo argomento.

Convinzioni infondate

Naturalmente chi cavalca questo erroneo luogo comune non si sofferma a chiedersi come sia possibile per il gestore di una casa per ferie fare ad esempio la spesa per la colazione degli ospiti senza quattrini. A beneficio dei cercatori seriali di complotti, è opportuno rivelare l’arcano. Il gestore di cui sopra non vive in un universo parallelo. Si comporta proprio come tutti i suoi colleghi: vende servizi e guadagna denaro. E questo non lo rende un disonesto, ma qualcuno che, come ogni imprenditore, genera valore per sé e per altri.

La ricaduta sociale delle case per ferie

La sostenibilità economica nel settore dell’accoglienza religiosa è un argomento complesso ed in parte tabù, ma lo affronteremo in un altro articolo. Gli utili che rimangono all’ente gestore, se e quando ve ne sono , vengono investiti in opere caritative e sociali. Numerose, infatti, sono le opere di assistenza finanziate con i proventi delle case per ferie. Famiglie che vengono sfamate, ragazze madri che vengono alloggiate con i loro figli, poveri che vengono istruiti: il tutto grazie anche a quei proventi. Ho avuto l’onore di collaborare con una Congregazione femminile che, accantonando un euro per presenza di una casa per ferie, in pochi anni ha potuto costruire ed attrezzare un ospedale in un remoto villaggio della Repubblica Centrafricana.

Non solo religiosi

Ci sono associazioni – anche di ispirazione laica e lontana dalla sensibilità cristiana – che con i proventi di una casa per ferie contribuiscono al benessere sociale di molti svantaggiati. Giovani, disabili ed altre categorie fragili possono così praticare uno sport, un’attività artistica, andare in vacanza, acquistare attrezzature sanitarie, ricevere cibo e vestiti, essere ospitati se senzatetto. Non va dimenticato inoltre che stiamo parlando di realtà che danno lavoro – e quindi sostentamento – a tante famiglie, e favoriscono lo sviluppo dell’indotto delle forniture, delle manutenzioni, dei servizi. Non è cosa da poco. Anche l’uno per cento può incidere nella società.   

Che ne sarà delle case per ferie?

Presto o tardi, terminata l’emergenza COVID-19,  si ritornerà all’attività a pieno regime. Speriamo di non dover assistere alla scomparsa di questo settore, tipicità tutta italiana, caratterizzata dallo spirito solidale che noi italiani siamo rimasti tra i pochi a difendere nel mondo.

Non è più l’ora della lotta tra poveri, o tra chi ha alle spalle una lobby e chi non la ha. Per il bene del turismo in Italia, bisogna capire che la diversità è ricchezza anche nel mercato ricettivo. E che tutti devono avere pari opportunità nel mercato. Garantire questo significa giustizia, equità e rispetto dello spirito delle leggi europee, a partire dalla direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE.

Una scelta etica

Agevolare la categoria sarebbe anche una forma concreta di tutela verso i fruitori delle case per ferie, che in molti casi vengono ospitati a tariffe agevolate. È il caso dei numerosi lavoratori fuori sede, degli ospiti degli studentati universitari, dei familiari di degenti che necessitano di cure ospedaliere o specialistiche lontano dal proprio domicilio. Si tratta di una scelta etica, che speriamo incida anche sulle scelte di viaggio e di consumo del settore dell’accoglienza, che potrebbe ripartire da una fruizione più consapevole, improntata alla sussidiarietà, al turismo di prossimità ed al turismo conviviale.  

Supportare e tutelare le case per ferie dando loro pari acceso alle opportunità commerciali significa anche riconoscere gratitudine ad una realtà che ha per secoli tutelato e mantenuto gran parte del patrimonio artistico e culturale nazionale. Esso costituisce uno dei principali motivi per cui i viaggiatori vengono – e ritornano – in Italia. Soggiornando per il 99% dei casi in strutture ricettive che NON sono case per ferie.

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