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Le prospettive dell’accoglienza religiosa

Le prospettive dell'accoglienza religiosa - Luca Baiosto

Cosa attende il settore alla ripresa

Il settore turistico ricettivo è senza dubbio tra i più colpiti dagli effetti delle restrizioni dovute alla pandemia da COVID-19; proviamo ad immaginare però quali potrebbero essere le prospettive dell’accoglienza religiosa una volta che saranno ristabilite le condizioni di libera circolazione.

Quali saranno gli ostacoli

Anzitutto dobbiamo considerare che tutta la filiera del turismo è stata danneggiata allo stesso modo: intermediari, operatori dei trasporti, ristorazione, servizi turistici. Come ogni terremoto lascia macerie dopo di sé, anche questa crisi porterà degli strascichi. Pertanto, quando sarà finita la contingenza attuale, le case per ferie dovranno – come tutte le imprese ricettive –  fare i conti con alcuni problemi che costituiranno un freno alla ripresa della mobilità degli ospiti.

Il primo ostacolo sarà la mancanza di liquidità da investire nei viaggi. Con una capacità di spesa ridotta, molti saranno costretti a tagliare le spese superflue, ed i viaggi sono probabilmente la prima voce dei bilanci familiari a finire sotto la scure dell’austerità.

In secondo luogo, la lunga permanenza in casa ed in ambienti protetti genererà un sentimento di paura verso i viaggi, in particolare per gli spostamenti non necessari.  Proprio come chi esce da una convalescenza è timoroso di riprendere la routine quotidiana, ci sarà un periodo in cui l’incertezza la farà da padrona e in molti ci penseranno due volte prima di mettersi in viaggio con la facilità a cui eravamo abituati.

Per questo è impensabile aspettarsi che i servizi turistici riprendano a lavorare subito ai ritmi pre-crisi. Le compagnie di trasporti, ad esempio, effettueranno solo le tratte indispensabili, e per di più, almeno finché non sarà garantita la massima sicurezza ai passeggeri, non sarà possibile ad esempio far salire trecento persone sullo stesso aereo. Il dover viaggiare a carico ridotto naturalmente farà lievitare i costi dei servizi, che saranno probabilmente sopportabili dalla sola clientela business, costretta a viaggiare per lavoro.

Come rispondere alle sfide

Le prospettive dell’accoglienza religiosa sono tutte racchiuse nel modo in cui le strutture ricettive si organizzeranno per trovare delle soluzioni a questi incognite. In primo luogo esse dovranno rendersi sicure – oltre ogni dubbio – a livello sanitario. Oltre ad adeguarsi alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità, esse si dovranno certamente adeguare anche alle disposizioni che saranno emanate dai singoli governi nazionali. Il semplice adeguamento, ovviamente, non sarà però sufficiente: è più che mai necessario occorrerà comunicarlo, in maniera efficace ed autorevole, ai potenziali ospiti. Occorrerà anche prevenire con adeguate tecniche di controllo ogni possibile disattenzione dal punto dell’igiene e della pulizia degli ambienti , che potrebbe avere esiti disastrosi a livello di immagine.

Oltre alla sicurezza sanitaria, che prevedibilmente sarà la priorità per gli ospiti, è necessario presentarsi in maniera rinnovata anche nella comunicazione, nell’efficienza operativa e nella professionalità, per trasmettere più credibilmente la percezione dell’aumentata sicurezza, e per tenere testa ad una concorrenza che sarà presumibilmente agguerrita. Tra le prospettive dell’accoglienza religiosa dopo il coronavirus, quello della digitalizzazione sarà l’indicatore chiave della reazione alla crisi, perché è l’aspetto in cui è attualmente più carente, non solo come impatto sull’attività promozionale, ma anche sull’organizzazione interna dei servizi e sulla gestione amministrativa.

Fare affidamento agli esperti

Nel documento del 2014 “Linee orientative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società di vita apostolica”, la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, organismo della Santa Sede, ha fornito degli spunti utili.

Al punto 2.2 si indica come “necessario” avvalersi di collaboratori laici nelle aree in cui l’Istituto non è dotato di professionalità specifiche o di competenze tecniche tra i propri membri. La gestione dell’ospitalità turistica ha dinamiche specifiche ed in perenne evoluzione. Questo vale in particolare per quanto riguarda gli aspetti tecnologici, imprescindibili soprattutto nel campo della promozione: considerando le limitazioni normative che le regioni impongono alle case per ferie, al giorno d’oggi è praticamente impossibile promuovere l’accoglienza religiosa senza utilizzare le tecnologie digitali.

Il documento afferma inoltre che i collaboratori laici  devono essere consapevoli di operare in un Istituto dotato di un carisma proprio. Inoltre, le tecniche di gestione devono corrispondere a principi evangelici ed essere in accordo con l’insegnamento sociale della Chiesa. Occorre porre attenzione anche a questi aspetti: chi collabora con le case per ferie deve conoscere e condividere i valori fondamentali del mondo in cui si trova ad operare.

L’associazionismo

Anche il ruolo delle associazioni di categoria del settore sarà più che mai centrale per fornire quel supporto e quella rappresentanza che sono necessari per dare respiro alle prospettive dell’accoglienza religiosa: esse dovranno svolgere un ruolo impegnativo in una nuova stagione di indirizzo del settore e di lobbying nei confronti delle amministrazioni centrali e periferiche. Questo ruolo è tanto necessario da richiedere il massimo sostegno da parte dei rispettivi associati. La posta in gioco rappresenta una enorme responsabilità per la salvaguardia dei posti di lavoro e la sicurezza della continuità delle opere sociali che dipendono dal sostentamento fornito da queste attività.

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