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Ripartire durante la crisi

Nonostante non sia il caso di azzardare ipotesi sulle tempistiche del ritorno alla normalità (ammesso che tutto torni come prima, il che non è né scontato né – a mio parere – probabile), arriverà un giorno in cui il settore dell’ospitalità  dovrà ripartire. Nel nostro  ambito, dopotutto, siamo abituati alle ripartenze: nella maggior parte dei centri minori, in cui sono ubicate gran parte delle case di accoglienza religiosa, dopo ogni stagione ci si ferma e ci si prepara per la successiva riapertura. Dopo ogni chiusura si tirano le somme, si verificano conti, si programma qualche lavoro di manutenzione, si progettano miglioramenti ai servizi.

Tra una stagione di attività e l’altra serve tempo per svolgere queste attività di programmazione, di analisi, di progettazione di miglioramenti nell’accoglienza. Ed in questo momento, al di là delle giuste preoccupazioni per il futuro, dobbiamo approfittare del tempo che ci è dato per rafforzare la nostra attività. Difficilmente ci sarà una nuova occasione per fermarsi ed è giusto sfruttarla, collaborando ciascuno secondo le proprie competenze.

Perché è necessario agire ora

Alla ripartenza la situazione sarà difficile per tutti gli operatori economici di tutti i settori. È ragionevole prevedere che la competizione sarà serrata e che ciascuno profonderà il massimo impegno per risalire la china dopo questo periodo critico. Pertanto è necessario che tutti gli aspetti operativi dell’attività ricettiva siano in linea con gli standard del settore di riferimento.

Dopotutto non si tratta altro che di inserirsi in un processo che era necessario avviare già prima dell’emergenza COVID-19: la gran parte delle case di accoglienza religiose costituisce da sempre un settore molto più legato a prassi tradizionali e meno pronte ad accogliere novità che devono – con saggia prudenza – essere conosciute e metabolizzate prima. Non è più il tempo del “se” ma del “come” ripartire durante la crisi.

Da dove iniziare?

In un recente articolo apparso sulla rivista “Luoghi e Cammini di fede” dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale dello Sport, Tempo Libero e Turismo della CEI – consultabile a questo link  – ho parlato di uno degli ambiti che a mio avviso sono fondamentali per affrontare il momento della ripresa: la digitalizzazione.

Ciascuna struttura è di fatto chiamata a trovare il proprio personale approccio al mondo digitale nei suoi vari aspetti, dalla gestione degli adempimenti amministrativi obbligatori alla automazione della reception, dalla promozione online pro-norma alla gestione della propria reputazione online, aspetto quasi sconosciuto nel settore.

Il settore del’accoglienza religiosa deve sfruttare questo momento storico in cui tutte le interazioni sociali passano obbligatoriamente per le piattaforme digitali per ripartire durante la crisi. Occorre abbandonare il timore di sminuire l’attenzione al rapporto umano, che è e resterà sempre la vera peculiarità ed il valore aggiunto della casa per ferie, ed esplorare i vantaggi pratici della tecnologia, mantenendo il giusto equilibrio tra i due fattori. Raccogliere questa sfida è una delle chiavi della sopravvivenza e dello sviluppo dell’accoglienza nel turismo religioso nel futuro.

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