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Un futuro per l’ospitalità religiosa

In un contesto di ritorno alla dimensione domestica, di adeguamento a nuove abitudini originate dalle misure di contenimento della pandemia, e di risparmio dovuto alle ridotte possibilità economiche, è possibile ipotizzare che i movimenti turistici saranno prevalentemente interni – dall’Italia verso l’Italia – e centripeti – dalle grandi città ai centri minori.

I viaggiatori potrebbero scegliere le loro destinazioni per motivi diversi dal solito: probabilmente andrebbero a privilegiare esperienze più autentiche e meno artificiali, legate al benessere, ai contenuti immateriali, alla tradizione ed alla valorizzazione dei rapporti umani, dei quali ora soffriamo la privazione.

In questo contesto, il carattere più informale e familiare dell’ospitalità offerta dalle case per ferie diverrebbe un fattore di privilegio: l’accoglienza caratterizzata dall’attenzione umana, dalla semplicità e dalla convivialità, dal primato dell’essere sull’apparire, assieme all’ubicazione nelle destinazioni meno frequentate – ma ricche di attrazioni da scoprire – sarebbero sicuramente fattori che possono condurre a scegliere queste strutture come accommodation per i futuri soggiorni, assicurando così un futuro per per l’ospitalità religiosa.

Se questo avverrà, sarà necessario essere pronti, unendo alla tradizione dell’ospitalità religiosa una spinta di modernizzazione organizzativa non più differibile. Non ci resta che sperare che questo accada prima possibile.

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